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New York City - Ground Zero

"Il miracolo di Padre Malachia" di Bruce Marshall

di: Anna Vercors

"Quando credere ai miracoli diventa impegnativo..."
 
Caro piccolo Malachia Murdoch, sacerdote dell’Ordine di san Benedetto!
Chi avrebbe mai creduto che l’umile fraticello inviato come esperto a istruire preti e fedeli della Chiesa di santa Margherita di Scozia, a Edimburgo, nell’uso del canto gregoriano doveva diventare il protagonista di una vicenda così incredibile!?
Eppure pare che il Padre Eterno scelga una tra le persone più insignificanti e sconosciute per turbare la “mediocre” tranquillità di quel piccolo mondo di “onesti” peccatori incalliti che popola Edimburgo.
E in fondo anche il nostro mondo è così: dimentico di quell’Onnipotenza che, se può trasportare le montagne, non avrà certo difficoltà a spostare “Il giardino dell’Eden”, un locale da ballo, “sentina di iniquità” secondo il canonico Collins, (e oggetto delle sue omelie infuocate contro il malcostume dilagante, regolarmente ignorate dai destinatari), dalla sua sede originaria ad una zona impervia e isolata su una roccia solitaria che à la Bass Rock.
Il nostro Malachia lo crede fermamente, ma… anche il canonico e i suoi giovani preti, in un primo momento perplessi, davanti alla decisione del vecchio monaco, che vuol dimostrare ad un presuntuoso pastore episcopaliano, il rev. Hamilton, che i miracoli sono possibili, cedono e capiscono che la fede è davvero anche un atto di volontà, e lo assecondano.
Gradevolissima è l’ironica e affettuosa descrizione della semplicità che caratterizza un po’ tutti i personaggi, da padre Malachia, che in fondo è un mistico, a Più Bobbie (l’affettuoso soprannome dato al vescovo dai pretini della parrocchia), al Bi Bi Bi (Bishop’s Bad Brother, Il Fratello cattivo del Vescovo, un mistico a rovescio che trovava nella birra e nelle maestre di ballo ciò che gli affaristi stanchi trovano nel golf) follemente innamorato della sua Bubbles, al Sig. Harris, talmente monoteista nei suoi vizi, che, dedicando tutta la sua devozione a Bacco, non gliene restava neanche un poco per Venere (con grande gioia della moglie!), e così via.
 
Ma l’aspetto più incredibile, nella sua preoccupante attualità, è la reazione delle persone davanti al miracolo di padre Malachia; assolutamente imprevedibile e senza precedenti per i suoi colleghi ecclesiastici che un po’ si scandalizzano, ma poi, davanti al fatto innegabile, si arrendono; assurdo e frutto di superstizione per la maggior parte del mondo dell’informazione e degli intellettuali che, come in ogni tempo, chiudono gli occhi davanti al fatto inspiegabile e negano l’evidenza; anche l’evidenza di un grosso buco dove prima stavano le fondamenta di un imponente locale da ballo e della sua presenza a diversi chilometri di distanza.
Una delle scene più gradevoli è senz’altro l’incontro tra il Vescovo che vuole capire di più, il Canonico Collins e i suoi due giovani collaboratori, padre Malachia sia pure in disparte, e il Bi Bi Bi giunto inatteso a chiedere conto a Malachia della sua impresa che ha interrotto una romantica dichiarazione d’amore per la sua Bubbles.
 
Davanti alla domanda del fratello vescovo che gli chiede se non si sia ingannato, se non abbia sognato, ecco cosa risponde: “ma potevo sognare di essere sveglio, potevo? E che: il giardino dell’Eden se ne stava incollato sulla bass Rock come se ce l’avessero costruito sopra? Non potevo mica sognarmi che le fondamenta erano come un coltello in una torta e che le ragazze erano spaventate come tante pollastre davanti a un’automobile. Potrei aver sognato, ma se ho sognato allora, vuol dire che sto sognando anche in questo momento (…). Già, Bubbles dovrebbe aver sognato anche lei, e anche le ragazze del teatro, e il padrone del Giardino, il quale è una lenza come non se ne trova un’altra in tuta la Scozia (…). Già Bobbie, dovrei aver sognato a tutta forza in queste ultime ore”. E, dopo aver descritto la baraonda provocata dalla traslazione del Giardino dell’Eden… ecco la conclusione del suo discorso: “Sono venuto per dire a padre Malachia che io non credo a una sola parola di tutto questo pasticcio senza capo né coda”… Beata semplicità!!!
 
Ma ancora più esilarante è la reazione del manager della compagnia di balletto che era stato sorpreso nel pieno dello spettacolo e che, in seguito al miracolo, aveva dovuto provvedere a tenere a bada per una notte e a nutrire un bel gruppo di allegre ballerine che desideravano il risarcimento: il mistero più misterioso per lui era questo strana entità (una cosa, una persona, ma che cosa mai!?): “perbacco! (…) lo Spirito Santo deve pur essere qualcuno se può far volare una sala da ballo sulla vetta della Bass Rock. E vorrei sapere perché sull’ultima pagina del “Daily Mail” non c’è nessuna fotografia dello Spirito Santo, mentre ci sono quelle delle mie ragazze che si incipriano il naso…”
 
Tutto il gradevole romanzo, costruito intorno a Padre Malachia e al suo miracolo, è una simpatica galleria di personaggi abbastanza pittoreschi… in realtà diventano meno pittoreschi quando ci si rende conto che è una descrizione del nostro mondo non più cristiano, in cui i protagonisti siamo noi, che, non comprendendo quel che accade e non riuscendo a trovare una spiegazione plausibile, finiamo per negare persino l’esistenza del Mistero.
 
Lascio al lettore, insieme al piacere di una lettura simpatica e rilassante, la sorpresa della conclusione, veramente inaspettata e degna dell’intera vicenda.
La differenza

Il cristianesimo è la religione più semplice che esista. Probabilmente perchè non è una religione, ma un avvenimento. Non ci sono cose particolari da fare. Non ci sono cibi particolari da evitare o da mangiare. Non si devono avere comportamenti particolari, tagliarsi i capelli o lasciarseli crescere, indumenti da indossare o da non indossare, cosa da dire o da non dire. Non c'è niente di più semplice. Ma allora cosa cambia tra l'essere cristiano e il non esserlo? Perchè allora farsi cristiano? In che modo cambia la vita? Ve lo dirò. Cambia la vita perchè quello che si fa assume senso e gusto, un senso e un gusto più grandi di quello che da soli potremmo immaginare. E' la stessa differenza che c'è tra raccogliere un fiore e raccogliere un fiore per la persona amata. E' la stessa differenza che c'è tra pulire escrementi e pulire gli escrementi di tuo figlio. E' l'amore a Dio, che si riflette nell'amore a chi ti sta davanti, che si riflette in ogni cosa fai o non fai. Mi ci è voluto un po' a capirlo. L'uomo cerca sempre manuali che gli insegnino cosa fare, libretti d'istruzioni che gli dicano come comportarsi. Tanto ha paura a guardare dentro a sè e capirsi, e cambiarsi. Nel cristianesimo i precetti, l'ubbidienza sono il desiderare la persona amata, il cercarla, il seguirla, ascoltare quello che ci dice. Ecco la differenza tra una religione e un avvenimento. La prima descrive delle regole, la seconda è la realtà che accade, una persona che impari a conoscere, un cuore che ama.


Circa la connessione generale tra Cristianità e politica, la nostra posizione è più delicata. Certamente non vogliamo che gli uomini lascino che il loro essere cristiani influisca nella loro vita politica, perchè lo stabilirsi di una cosa come una società veramente giusta sarebbe un grande disastro. D'altro canto noi vogliamo, e vogliamo davvero molto, far sì che gli uomini trattino il Cristianesimo come un mezzo; preferibilmente, certo, come un mezzo per il proprio vantaggio ma, in mancanza di questo, come mezzo per qualsiasi cosa - persino per la giustizia sociale. La cosa da fare è ottenere che un uomo dapprima valuti la giustizia sociale come una cosa che il Nemico domanda, e quindi lavorare su di lui per portarlo allo stadio nel qual apprezza il Cristianesimo perchè può portare giustizia sociale. Per il Nemico non sarà usato come una opportunità. Uomini o nazioni che pensano di potere far rivivere la Fede per creare una buona società possono alla stessa maniera pensare di potere usare la Scala del Paradiso come scorciatoia per la farmacia più vicina. Fortunatamente è abbastanza facile indurre gli umani ad oltrepassare questa piccola soglia. Solo oggi ho trovato un passaggio in uno scrittore cristiano dove raccomanda la sua personale versione di Cristianesimo sulla base del fatto che "solo una fede così può sopravvivere alla morte delle vecchie culture e alla nascita di nuove civiltà". Vedi il piccolo difetto? "Credi questo, non perchè è vero, ma per qualche altra ragione". Questo è il gioco.

C.S. Lewis, "Le lettere di Berlicche"

LIBRI SUL GENOCIDIO DEL POLO ARMENO QUI'

GULag:I lager sovietici

Questo sito, Gariwo, ci offre le agghiaccianti testimonianze dei massacri e dei genocidi del secolo appena trascorso.
Oggi trascrivo alcune notizie sui lager sovietici
:

QUANDO E DOVE: 
 
GULag è l’acronimo, introdotto nel 1930, di Gosudarstvennyj Upravlenje Lagerej, Direzione centrale dei lager. Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici. Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati. Comunque, le condizioni generali entro le quali i deportati erano costretti ad operare rendevano naturale la morte per stenti. Disseminati nei luoghi più inospitali dell’URSS, dalle isole Solovki alla Kolyma, una zona mineraria siberiana, i lager sovietici furono 384. Oltre ai lager veri e propri vennero istituite le “zone di popolamento speciale”, per la colonizzazione e lo sfruttamento delle regioni più inabitabili dell’URSS. Il sistema GULag caratterizzò tutto il periodo leniniano e staliniano e cominciò ad essere riformato soltanto dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953. Nel 1956 ne rimanevano 37. La chiusura dell’intero Arcipelago si avrà nel 1987, con Gorbacev. Si deve allo scrittore A.Solzenicyn l’espressione “Arcipelago GULag”, titolo di un’opera monumentale e fondamentale, pubblicata nel 1971.

 ENTITA’ DELLO STERMINIO: 
 
le cifre dello sterminio sono ancora molto incerte. Si calcola che all’interno del sistema GULag siano passate tra i 15 e i 20 milioni di persone, ma che contemporaneamente non ne siano state presenti più di 3 milioni. Il tasso di mortalità mensile in certi lager superava il 10%; a Kolyma, con temperature di 50-60° sottozero, raggiungeva il 30%. Il Centro Studi “Memorial”, che si è dato il compito di mantenere la memoria di questa persecuzione e delle sue modalità, porta avanti una ricerca puntuale, raccogliendo materiali d’archivio e testimonianze di sopravvissuti. Questa ricerca è ancora lungi dall’essere compiuta.

AUTORI DEL PROGETTO E DELLA MESSA IN ATTO:

la responsabilità di questo sistema concentrazionario, che ha fatto uso del terrore ed ha imprigionato persone che appartenevano a tutte le classi sociali, è tanto di Lenin, che ne è stato l’iniziatore, quanto di Stalin, che, con l’avvio dei piani quinquennali, ha ampliato e potenziato il sistema di lavoro coatto. Con loro ne portano la responsabilità anche la potente polizia segreta, l'NKVD,tutto il sistema giudiziario sovietico e i dirigenti ai quali il sistema fu dato in gestione. Tra questi, Lavrentji Beria, uno dei più feroci collaboratori di Stalin, che alla fine degli anni Trenta organizzò anche un laboratorio segreto per sperimentare sui detenuti gli effetti dei veleni chimici.

 PIANIFICAZIONE:

Lenin in una lettera del 1922 scriveva:” I tribunali non devono eliminare il terrore (…) Il principio del terrore va radicato e legalizzato senza ambiguità o abbellimenti”. La stessa linea verrà seguita da Stalin. I tribunali rivoluzionari prima, e poi le cosiddette “trojke”, triumvirati di estrazione politica, ebbero il compito di condannare alla deportazione nei lager sia i criminali comuni sia i controrivoluzionari. Per questi ultimi esisteva un articolo apposito del Codice penale, l’art.58. Il regime sovietico considerava i criminali comuni “socialmente vicini”, compagni che hanno sbagliato e possono essere redenti. Al contrario i condannati secondo l’art.58 erano considerati “socialmente estranei”, dei nemici irrecuperabili, per i quali il lager era la destinazione finale.

 MOVENTI IDEOLOGICI:

l’ideologia alla quale si ispira il potere sovietico è il marxismo–leninismo, che si proponeva di creare una società nuova, eliminando innanzitutto quei gruppi sociali che erano considerati nemici di classe. Il regime instaurato in URSS presenta le caratteristiche di un vero e proprio sistema totalitario, col potere nelle mani di un partito che si identifica con lo Stato e agisce in base ad un’ideologia dominante, che definisce gli obiettivi da raggiungere. La società di massa era completamente controllata dai mezzi di comunicazione e dalla onnipresente polizia segreta. Il mezzo più economico ed efficace usato per mantenere il controllo sulla popolazione ed eliminare il dissenso fu il terrore, che investì ad ondate successive tutte le componenti della società sovietica e in modo assolutamente arbitrario. E’ il fenomeno del nemico oggettivo ovvero di un nemico che non si definisce in base alla sua ostilità verso i detentori del potere, ma in base ad una scelta arbitraria, finalizzata al mantenimento del potere sull’intera società.

MODALITA’ DI ESECUZIONE: 
 
dapprima entrarono nei GULag i nemici naturali dello stato sovietico, i nemici di classe: la nobiltà russa, gli imprenditori, i proprietari terrieri, il clero ortodosso e, in generale, tutti i gruppi considerati privilegiati. In seguito le purghe riguardarono tutti i settori della società sovietica, compresi i prigionieri di guerra scampati ai lager nazisti e gli specialisti di vari settori, necessari all’attività produttiva dei lager. Una menzione particolare va fatta per gli ostaggi, scelti tra persone di livello sociale elevato, con lo scopo di ricattare parenti ed amici.
All’interno dei campi uomini e donne lavoravano a ritmi disumani, controllati da una gerarchia interna di capisquadra scelti tra i criminali comuni. La costruzione di dighe, canali, strade, nuovi insediamenti urbani, l’estrazione mineraria e la produzione di legname furono tra le attività più frequentemente demandate al lavoro coatto. Le condizioni climatiche spesso estreme, la fame perenne, le fucilazioni arbitrarie, i ritmi di lavoro massacranti e finalizzati al raggiungimento di obiettivi produttivi impossibili, la costante violenza psicologica tesa all’annientamento della volontà individuale furono le caratteristiche costanti dei GULag sovietici.

 http://gariwo.net/genocidi/g_compl.php

Romano Prodi scrive ad Arcigay e Arcilesbica Testo integrale, ogni commento pare superfluo.

Cara Polo, caro Lo Giudice, prendo atto con estrema considerazione e serietà della vostra

insoddisfazione circa il compromesso raggiunto in sede di redazione del programma su una materia cara a Voi, ma Vi

assicuro, non solo a Voi, come quella del riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle

unioni di fatto. Quello che Vi chiedo di riconoscere è comunque la determinazione, mia e di ogni componente

della coalizione, la presa d’impegno, a voler percorrere insieme a Voi, e non senza di Voi, il cammino in

grado di portare a un riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti.

Quello che Vi chiedo è dunque di essere consapevoli che un argomento simile, per essere discusso, per essere sviluppato,

approfondito, non ha bisogno di chiasso, non ha bisogno di polemiche, ma del dialogo piano e ponderato, pacato e non urlato,

tra persone che hanno a cuore, veramente, il bene dell’Italia. Io so che voi questo avete a cuore, io so che voi avete a cuore la

nostra vittoria; costruiamo dunque insieme in queste settimane che ci separano dal voto, le condizioni migliori per vincere, che

risiedono essenzialmente nella coesione e nella compattezza della coalizione.

Confidando nella Vostra lungimiranza. Con stima e gratitudine. Con molta amicizia

Romano Prodi

Roma, 1 marzo 2006

Contro "IL CODICE DA VINCI DI DAN BROWN"

LA VERA STORIA DEL RISORGIMENTO

LE FALSE INSURREZIONI RISORGIMENTALI E GARIBALDI

GIORNALI SCHIERATI

Sono ormai alla frutta. Le dichiarazioni di Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, di esplicito schieramento contro la Casa delle Libertà e a favore dell'Unione di Prodi, sono il sintomo della disperazione. Qualcuno (qualcuno che sta più in alto dello stesso Mieli) sta giocando il tutto per tutto. E non esita ad impegnare una testata prestigiosa, che dovrebbe restare super partes, e che invece scende pesantemente in campo, schierandosi.

La cosa è grave. E fa specie che Fassino (il quale incassa soddisfatto) si limiti a scrollare le magre spalle dicendo che insomma non c'è niente di male se il Direttore del Corriere della Sera esprime la sua opinione. Invece c'è di male, eccome. Il Corriere della Sera non è Libero, non è Il Giornale, non è L'Unità o Liberazione (cito testate di dichiarata appartenenza politico-ideologica), ma è patrimonio di tutti, o almeno lo è stato fino ad un anno a questa parte.

Oggi il Corriere della Sera (il giornale più diffuso in Italia) è divenuto un organo di stampa connotato politicamente; un gruppo di potere se n'è impadronito e l'ha trasformato in un giornale di partito. Non si può liquidare la cosa con un "che c'è di strano?".

Chi si è impegnato nell'ultima campagna referendaria sa bene che questa trasformazione si è verificata già più di un anno fa, quando il Corriere della Sera si schierò apertamente con il fronte del Sì. In quel caso non ci furono dichiarazioni tanto clamorose, ma una continua, martellante campagna a senso unico. Sappiamo com'è andata. Il Paese ha risposto in modo molto diverso e il Corriere della Sera ha dimostrato di essere un quotidiano che non sa fare nemmeno quello che dovrebbe essere il suo compito essenziale: rispecchiare ed interpretare il mondo dei suoi lettori. Il pubblico pensava in un certo modo, che era diametralmente opposto a quello delle teste pensanti del giornale, troppo appannate dalla scelta ideologica, troppo occupate a trasformare la realtà, piuttosto che esserne al servizio.

C'è da augurarsi che oggi come allora la discesa in campo del Corriere sia controproducente per la parte che intende servire. Insomma, che Mieli & co. perdano un'altra volta.

Comunque è chiaro che ci troviamo in una sorta di regime e che il pericolo non viene dalle televisioni di Berlusconi. Il Corriere della Sera, Repubblica e, a ruota, La Stampa, sono autentici luoghi di potere, schierati contro la metà degli italiani. Se questa non è democrazia precaria, ditemi voi cos'è. E viene il tremore a pensare cosa potrà succedere una volta che malauguratamente il centrosinistra dovesse vincere le elezioni, quando altri spazi verranno occupati.

Il paradosso è che mentre qualcuno deve stare zitto per legge (Berlusconi), e qualcun altro per opportunismo (Prodi), ci sono poi i battitori liberi che possono parlare dai loro aurei pulpiti e che mirano ad influenzare pesantemente, al di fuori di ogni regola, l'elettorato.

E' il dominio dell'Unione dei Giornalisti.

 

Gianluca Zappa


IL PARTITO ANTICATTOLICO ITALIANO… 05.03.2006
… e, in coda, un impressionante reportage di AsiaNews: “Turchia, don Andrea Santoro: come se nulla fosse successo”. Lo dedico al disastroso Berlusconi che ha celebrato Erdogan e i turchi e ha snobbato don Andrea.
Continua la campagna elettorale del Corriere della sera, il partito che ha come simbolo la Rosa nel pugno e come leader Paolo Mieli. Ieri squilli di tromba per Giorgio Albertazzi: “Andai a Salò, voterò Rosa nel Pugno”. L’attore rivela: “mai rinnegherò la mia scelta per la Repubblica sociale” (aggiunge: “il pentimento è un sentimento cattolico che disprezzo”, “di cosa dovrei pentirmi? Perché era la parte perdente?”).
Seconda rivelazione: “una cosa sola mi pesa” che, nel corso successivo della vita, quel passato repubblichino sia stato “un freno” per schierarsi “a fianco della sinistra”, perché “le stesse cose che mi avevano spinto a Salò mi spingevano a impegnarmi con la sinistra”. Fra queste “l’anticlericalismo”. Terza: il 9 aprile Albertazzi voterà “per la Rosa nel pugno anche per fronteggiare l’invadenza della Chiesa” ed Emma Bonino “la vedrei bene al Quirinale”.

Qualcuno dirà che è un grande attore, ma ha idee politiche molto confuse. Credo invece che abbia una sua coerenza, perché il fascismo fa parte della storia della Sinistra italiana. Poi c’è un “fil rouge” nell’avventura dell’attore ed è dichiarato: l’anticattolicesimo. Ed è questo che l’ex repubblichino condivide con i radicali, con i socialisti e con Lanfranco Turci, vecchio dirigente del Pci finito nella Rosa. La nascita di un vero e proprio “partito anticattolico” – com’è quello di Pannella e Boselli, per quanto minuscolo – porta alla luce e coagula attorno a sé il livore ideologico delle élites, le più diverse e apparentemente distanti. Pier Ferdinando Casini ha rilevato che oggi in Italia si è aperta un’allarmante “questione anticattolica”. Moltissimi episodi lo confermano. Al congresso della Cgil è accaduto qualcosa di clamoroso. Lo ha raccontato sempre il Corriere della sera con questo titolo: “Base affascinata dalla Rosa nel Pugno.
E Guglielmo (Epifani) si riscopre laico-socialista”. L’evento è straordinario perché ormai da qualche anno i radicali e la Cgil sembravano essere – sulle questioni sociali – il cane e il gatto. Basti ricordare lo scontro del referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (i radicali lanciarono perfino l’attacco frontale, quello sulle trattenute sindacali).
Ebbene, tutto è stato dimenticato e non perché i radicali e la Cgil abbiano rinnegato le rispettive posizioni sulle questioni sociali, ma perché ritengono che ci sia qualcosa di più importante che li unisce più profondamente: il livore contro la Chiesa e i cattolici. Ecco perché al congresso della Cgil erano tutti pazzi per la Rosa. Maria Teresa Meli ha raccontato che la platea si è infiammata solo quando gli intervenuti attaccavano a testa bassa le “ingerenze” degli “amici del Vaticano”.

La Cgil del resto è stata sostenitrice del referendum radicale contro la legge 40, la primavera scorsa, e sempre nell’ambito della Cgil è nata la surreale manifestazione “in difesa della legge 194”. Quel che è buffo è che identiche propensioni si trovano dall’altra parte della barricata, quella dell’alta finanza che è rappresentata (anche dal punto di vista proprietario) dal Corriere della sera. La sfegatata campagna elettorale che Paolo Mieli, uno dei veri leader politici del Paese, sta facendo per la Rosa nel Pugno ha ormai trasformato il giornale di via Solferino in “Notizie radicali”. Tutti i giorni, ma proprio tutti, il Corriere ospita interviste o interventi di Pannella, Capezzone o della Bonino. Il massimo della comicità è stato toccato quando in prima pagina è stata annunciata un’intervista a Capezzone su George Bush (di certo il presidente americano se la sarà divorata). Del resto il “Magazine” del Corriere ha fatto propria la campagna per portare la Bonino al Quirinale.

Perfino il radicale Benedetto della Vedova ieri ha rilevato questo straordinario fenomeno: “il Corriere della Sera ormai da settimane sta facendo una vera e propria campagna di promozione della Rosa nel pugno all’interno dell'Unione. Si tratta di una stampa che ha referenti noti nel potere confindustriale e bancario”.

Mieli dà corpo a una decisa scelta politico-ideologica dei poteri forti. Scelta ancora più stupefacente se si pensa che la Rosa nel pugno in realtà è pressoché inesistente nel Paese. I sondaggi le attribuiscono percentuali da prefisso telefonico, fra 1 e 2 per cento. Quanto la “Lista Di Pietro” per capirci. Un partito minuscolo, che pesa un terzo dell’Udc. Considerando questi dati si capisce quanto spropositato sia lo spazio promozionale che il Corriere dedica da mesi ai pannelliani. Ma perché il Corriere e il mondo finanziario che rappresenta sono scesi pesantemente in campo per pompare artificialmente le posizioni ideologiche della Rosa nel pugno, all’insegna di un fanatico anticlericalismo ottocentesco? Si vuole far scoppiare nel Paese una “questione anticattolica”?

Mieli già schierò il suo giornale come un organo di partito nel referendum sulla legge 40. La disfatta di quel referendum, il più fallimentare della storia repubblicana, che si somma a tutte le recenti disfatte pannelliane (come quella sull’amnistia con la desolante “marcia di Natale” che andò deserta), non è sfuggita di certo a Mieli, il quale sa bene che il pannellismo è morto e sepolto e pure gli anni Settanta. Mieli sa che l’aria che tira nel Paese non è affatto “radicale”, ma – come confermano tutti gli studi sociologici – di grande avvicinamento ai valori religiosi.

Ma, allora, qual è il senso di questa operazione? Poteva sembrare un’operazione di disturbo ai danni dei Ds (dopo il “caso Turci”), ma i Ds, come l’Unità e come i comunisti di Diliberto e quelli di Bertinotti, sono invece molto vicini alle crociate pannelliane. Paradossalmente rinfocolare l’anticattolicesimo può solo delegittimare il leader del centrosinistra, Romano Prodi, che - in linea teorica – sarebbe un cattolico (sia pure pronto a tradire come ha dimostrato al referendum). Ma è curioso che proprio Prodi sia andato a “sposare” in toto il congresso della Cgil e che banchieri prodiani siano nella proprietà di un Corriere della sera così sbracato. Forse però gli “amici del Vaticano” contro i quali sparava il congresso della Cgil sono piuttosto Rutelli e i margheriti. In questo caso saremmo di fronte a uno scontro di potere interno al centrosinistra. La Margherita in effetti ha candidato la Binetti, presidente del Comitato “Scienza e vita”, quello che ha vinto il referendum (diversamente da quelle faine del centrodestra che invece candidano con grande clamore propagandistico coloro che hanno perso il referendum, come Giulia Bongiorno in An). Per capire il pompaggio mediatico della “Rosa nel pugno” (anche di Scalfari sull’Espresso) alla fine non si trova una chiara motivazione politica contingente. E’ piuttosto il segnale di un livore ideologico trasversale, di un desiderio delle caste al potere di dare una lezione alla Chiesa, di ridurla all’insignificanza come nel resto d’Europa. Sembra infatti riflettere quella febbre dei salotti politici europei che si sono accanitamente battuti contro la menzione delle “radici cristiane” nella Costituzione europea. Una febbre che John Weiler, brillante intellettuale ebreo-americano, ha definito “cristofobia” e che – a suo parere – è deleteria per l’Europa. E’ un sordo e ottuso odio anticattolico. L’intollerante Voltaire strillava: “Ecrasez l’infame” (“schiacciate l’infame”, riferendosi a Cristo e al cristianesimo) e – come aveva previsto Augusto Del Noce – alla fine tutte le ideologie del Novecento si danno appuntamento in questo deserto nichilista. Qui, per incanto, si trovano d’accordo Paolo Mieli ed Eugenio Scalfari, la Cgil e i salotti dell’alta finanza, chi viene da Salò e chi viene dalle Botteghe Oscure. Le gerarchie cattoliche dovrebbero riflettere su tutte le forze che fanno squadra (e talora anche compasso). Leggendo “La Cattedrale e il cubo” di George Weigel si trovano delle chiavi di interpretazione. E’ sempre più necessario un forte e autonomo movimento cattolico di laici, che sia presente direttamente nella società e che eviti ai vescovi questo eccesso di esposizione. E di ritorsione.

(Antonio Socci, “Libero”, 5 marzo 2006)
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DA ASIANEWS

4 Marzo 2006
TURCHIA
Turchia, don Andrea Santoro: come se nulla fosse successo
di Mavi Zambak

A un mese dall’assassinio del sacerdote a Trabzon, nel Paese il caso è già dimenticato. Nessuna notizia sul processo al giovane killer; l’unico argomento che i mass media nazionali continuano a rinfocolare sono le accuse di proselitismo contro don Andrea. Vescovo dell’Anatolia: solo un pretesto per alimentare una polemica insieme anticristiana e antioccidentale.

Ankara (AsiaNews) - Domani ricorre il primo mese dalla morte di don Andrea Santoro. Era domenica 5 febbraio quando, a Trabzon – città turca sul mar Nero - al culmine di una giornata di proteste e di violenze nel mondo islamico per le caricature di Maometto apparse su alcuni giornali occidentali, dopo aver celebrato come consueto la messa domenicale del pomeriggio, mentre stava pregando inginocchiato nelle ultime panche della chiesa, il 60enne sacerdote romano viene freddato alle spalle con due colpi di proiettili.

A sparare, urlando “Allah è grande”, secondo la polizia turca, un giovane 16enne. L’omicida è stato arrestato, i vertici politici e religiosi hanno condannato il gesto, la maggior parte dell’opinione pubblica si è mostrata allibita di fronte ad un simile gesto, la sparuta comunità di cristiani ha pianto il suo amico, testimone e martire.

Ora, se non fosse per i mass media che di tanto in tanto buttano di nuovo fuoco sulla brace, con le loro accuse di proselitismo, tutto sembra essere tornato ad una fredda normalità.

E’ ancora del 28 febbraio, la notizia sul quotidiano nazionale Vatan, in cui ancora una volta si dichiara che don Andrea distribuiva dollari per invitare i giovani in chiesa. E ancora una volta il vescovo dell’Anatolia, mons. Luigi Padovese è costretto a gridare: “Se davvero c’è stata una così grande distribuzione di denaro da parte di don Andrea – come sembrano sostenere i giornali - per proselitismo, come mai non si contano battesimi nella sua parrocchia di santa Maria in Trabzon? Conoscevo bene questo mio sacerdote fidei donum, escludo una simile ipotesi. Se l'avesse fatto, non avrebbe avuto “solo” i tre-quattro catecumeni che frequentavano la sua chiesa. La verità è che il proselitismo è un alibi a cui si sta facendo ricorso per rinfocolare una polemica che è insieme anticristiana e antioccidentale”. Così mons. Padovese ha dovuto dare incarico ad un avvocato amico cristiano di querelare i giornali che rilanciano queste accuse prive di fondamento, ottenendo la pubblicazione di alcune rettifiche.

Eppure le autorità tacciono.

Non si sa nulla nemmeno sul processo indetto contro il ragazzo accusato di aver sparato a freddo a don Santoro. Ma sarà poi stato davvero questo esile giovane 16enne – che una volta arrestato confessa di aver voluto uccidere il prete italiano, perché sconvolto dalle vignette blasfeme contro l’islam – il vero autore dell’omicidio?

Appoggiandosi sulla testimonianza di Loredana, la giovane collaboratrice pastorale di don Andrea, che è riuscita solo ad intravedere la sagoma dell’omicida e ad udire la sua voce al momento dello sparo, pare che la stazza fosse molto più grande e il tono di voce che gridava “Allah è grande” fosse molto più grossa di quella di un ragazzo.

Per ora le indagini della polizia non lasciano trasparire nulla. Si teme che essi facciano di tutto per chiudere il caso: un arresto fatto per far tacere le coscienze e coprire qualche pesce di più grosso.

Se come loro sostengono è stato solo un gesto isolato di un ragazzino psicolabile, come mai ancora oggi, dopo un mese dall’omicidio di don Santoro, numerose chiese, sacerdoti e religiosi vengono tenuti sotto stretta sorveglianza dalla polizia? Gli abitanti di Trabzon e la popolazione turca non sembrano molto interessati a questa questione. L’argomento non fa audience.

Domani la chiesa di santa Maria sarà riaperta e alla stessa ora di un mese fa, nel pomeriggio, sarà celebrata una semplice messa di suffragio. A celebrarla sarà p. Pierre Brunissen, il parroco della chiesa di Samsun – altra città turca sulla costa orientale del mar Nero – con un piccolo gruppo di cristiani e sotto presidio della polizia, visto che anche questo anziano sacerdote francese ha ricevuto più volte minacce telefoniche e “visite poco piacevoli” nella sua chiesa da parte di gruppo di giovani, l’ultimo dei quali giorni fa, urlando slogan minacciosi e strappando alcuni cartelli. La messa sarà un piccolo lumicino di fede e di speranza, che – nel segno del martirio di don Andrea – va oltre la paura e l’indifferenza.

«Nell'ottobre del 2004 usciva Con occhi nuovi, in cui raccontavo come la fede fosse entrata qualche anno prima nella mia vita e come l'avesse cambiata. Credevo che si sarebbe trattato solo di un libro. E, invece, si è rivelata una nuova, affascinante avventura.Speravo, naturalmente, che qualcuno si accorgesse di quelle pagine, ma non mi aspettavo quello che è invece accaduto: richieste continue di incontri per approfondire quello che avevo scritto; migliaia di lettere di persone che volevano pormi delle domande o anche soltanto ringraziarmi o condividere con me l'esperienza di fede che anch'esse avevano vissuto. Raccontando di altri convertiti – tra cui Louis Pauwels, Andé Frossard e Vittorio Messori – ho riletto con maggior consapevolezza la mia esperienza. Ho desiderato anche scrivere di due importanti eventi che mi hanno toccato in profondità: la morte dell'amatissimo Giovanni Paolo II e l'elezione al soglio di Pietro di un cardinale amico, Benedetto XVI. Questo libro è per coloro che hanno condiviso con me tutto questo e per quanti credono che è possibile cambiare il proprio cuore e la propria vita. In meglio. Ogni giorno». Edizioni PIEMME 13.50 euro.

LA ROSA BIANCA

SCHOLL INGE

INGE SCHOLL (1917-1998) era la sorella maggiore di Hans e Sophie Scholl, membri della Rosa Bianca, ghigliottinati a Monaco nel 1943.
«Strappate il mantello dell’indifferenza». Con questa esortazione, tratta da uno dei volantini della Rosa Bianca, Inge Aicher-Scholl si presentava sempre al pubblico.
Fin da bambini i cinque fratelli Scholl avevano vissuto in un clima cosmopolita. Il padre, Robert Scholl (1891-1973), visse sempre come coerente antinazista. Andò in prigione poiché di fronte ad un impiegato aveva definito Hitler "il più grande flagello dell’umanità", come pure per aver ascoltato le radio clandestine; infine, la resistenza dei suoi due figli Hans e Sophie lo costrinse alla Sippenhaft [detenzione per responsabilità penale familiare].
Col sostegno di Otl Aicher (che sposò nel 1952), Inge Aicher Scholl fondò nel 1946 l’università popolare di Ulma.
Notorietà internazionale le venne soprattutto dal libro La Rosa Bianca (pubblicato in Germania nel 1952), in cui raccontava per la prima volta una pagina di resistenza umana, cristiana, universitaria che solo nei decenni successivi avrebbe raggiunto fama internazionale.
È morta a 81 anni, stroncata da un tumore, nella fede cattolica che aveva accolto in seguito alla morte dei fratelli Hans e Sophie.


Contro gli stravolgimenti esoterici e fantasiosi del "Cenacolo" di Leonardo da Vinci. Qui una pagina web per smentire Dan Brown.


 

CRISTIANI ED EBREI SARANNO UNA COSA SOLA

L'aberrante follia antisemita di Mahmoud Ahmadinejad nel mondo sembra godere ottima compagnia. Nell’edizione di qualche giorno fa del Foglio si potevano leggere Alcuni casi di intolleranza riguardanti la Russia, dove un giovanotto è divenuto celebre perché con un coltello si è recato in una sinagoga per uccidere ebrei, la Svezia, il cui ministro delle Finanza ha pubblicamente dichiarato di voler boicottare i prodotti israeliani messi in vendita nel suo paese, e il solito Venezuela, dove la stretta amicizia tra Chavez e il presidente dell’Iran ha allarmato gli intellettuali venezuelani i quali in un comunicato hanno denunciato il rischio antisemitismo in cui si sta incanalando il loro paese.

Sul tema è intervenuto, per la seconda volta in pochi mesi, anche il Santo Padre. Rivolgendosi a Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, il Papa ha confermato la vicinanza e l’amicizia della Chiesa cattolica al popolo ebreo ed ha ribadito che noi cristiani, “insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l’odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell’animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?”. E così dinnanzi alle sfide e alle urgenze che il mondo pone ai popoli ha esortato gli ebrei e i cristiani “ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità)”.

Se i tragici giorni che stiamo vivendo non sono l’inizio della fine del mondo, allora sono il realizzarsi della profezia di don Giussani: «Io credo che, se non ci sarà prima la fine del mondo, cristiani ed ebrei possano essere una sola cosa nel giro di 60-70 anni».

05/01/2006
LA LETTERA DI CLAUDIO CHIEFFO A TUTTI GLI AMICI


Cari Amici,
in considerazione del modo misterioso imprevisto e gratuito, in cui il Signore ha deciso di "benedire" questa nuova parte della mia avventura, musicale ed umana, questo nuovo "balzo ascendente", desidero comunicarvi che, sostenuto da mia moglie e dai miei figli, dalle preghiere e dall'affetto degli amici e con il permesso e sotto la tutela di medici coscienti ed esperti professionisti, nonché veri amici, ho deciso, dopo questa breve sospensione, di riprendere la mia attività di concerti, che da più di quaranta anni procedeva senza interruzioni.

E ciò avverrà, d'ora in avanti, applicando formule nuove e utilizzando al meglio quelle usate (certamente non potrò più guidare 1500 km, scaricare l'amplificazione, montarla e tenere il concerto, poi smontare , ricaricare e partire , guidando io), ma se Dio vuole e con il vostro aiuto, faremo qualcosa di molto simile e forse meglio: potranno essere concerti interi o partecipazioni; incontri con musica (dal vivo!), tavole rotonde, convegni, testimonianze in occasioni normali e particolari, dalle abitazioni ai grandi teatri... come sarà più giusto e opportuno per voi e per me e prepareremo ogni piccolo/grande incontro io e voi direttamente. Ho già ricominciato a fare i primi concerti ed è stata una Grazia per me e, credo, anche per i presenti.

Non desidero mettere sotto il moggio la mia piccola fiammella finché Dio me lo chiederà e concederà, né desidero seppellire preventivamente il talento che mi è stato affidato. Quando volete...

Claudio Chieffo

Riferimenti: www.claudiochieffo.com
348 4411515
347 8898049
0543 31768

Si avvicina la data delle elezioni e continuano le dichiarazioni di numerosi leader politici
intenzionati a riconoscere le cosiddette "unioni di fatto" o Pacs (anche di omosessuali).
E' una minaccia epocale, intesa a relativizzare la realtà della famiglia,
posto che riconoscere i pacs vuol dire ammettere una unione senza doveri.
In assenza di schieramenti politici che difendano integralmente la famiglia,
noi italiani siamo privi di rappresentanza politica sui temi più importanti per la nostra vita e dignità .
Occorre far sentire a chi siede nei posti di potere la nostra voce e costringerli ad attuare una politica dei valori.
A questo fine chiediamo ai vescovi di essere "pastori e difensori" delle istanze della famiglia;
supplichiamoli di far sentire la loro voce forte e chiara in nostra vece.

Per saperne di più e inviare una supplica al vescovo della tua città clicca qui: http://www.fattisentire.net/modules.php?name=invio_mail3.

Il libro da cui è stato tratto il film di Walt Disney Pictures e Walden Media
Le cronache di Narnia. Il leone, la strega e l'armadio. Ed. Mondadori.
Peter, Susan, Edmund e Lucy sono sfollati in campagna: c'è la guerra, e là saranno più al sicuro che a Londra. E quante sorprese li aspettano, nella grande casa che li ospita! La più straordinaria è senz'altro un immenso armadio che sembra fatto apposta per nascondercisi dentro, e che in realtà è una "porta" per entrare in un altro mondo. Quali segreti possono nascondersi in un armadio chiuso? Lucy e i suoi fratelli non immaginavano certo che nell'enorme guardaroba della casa di campagna ci fosse una porta, e dietro la porta un mondo popolato di fauni, gnomi, animali parlanti e creature meravigliose. È il fantastico regno di Narnia, una landa bellissima, ma stretta nella morsa di un inverno senza fine e dominata dalla spietata Strega Bianca, che ha cancellato le stagioni e trasformato i nemici in statue di marmo. Ma c'è una creatura, grande e maestosa, che il più potente degli incantesimi non riuscirebbe a piegare: il suo sguardo è furente e presto tornerà a fare giustizia di ogni crudeltà e sopruso...
In una nuova traduzione, il libro che vi farà entrare nell'incanto di Narnia.

Appello
SE CI FOSSE UN'EDUCAZIONE DEL POPOLO TUTTI STAREBBERO MEGLIO
di Tempi

L'Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di 'ripresa' del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia. Si chiama 'educazione'. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere. Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell'educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa.
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose. Perché l'educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà. È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall'intelligenza e dall'esperienza educativa di don Luigi Giussani: 'Il rischio educativo'. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva. Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo. Ne va del nostro futuro.

Primi firmatari:
Allam Magdi, vice direttore Corriere della Sera
Amicone Luigi, direttore Tempi
Astorri Romeo, preside della facoltà di giurisprudenza Università Cattolica del Sacro Cuore
Avati Pupi, regista
Bavetta Sebastiano, professore di economia London School of Economics Londra
Bazoli Giovanni, presidente Banca Intesa
Bechis Franco, direttore Il Tempo
Belpietro Maurizio, direttore Il Giornale
Bersanelli Marco, professore di astrofisica Università degli Studi di Milano
Bertazzi Pier Alberto, professore di medicina del lavoro Università degli Studi di Milano
Bonacina Riccardo, direttore editoriale Vita
Boffo Dino, direttore Avvenire
Borghesi Massimo, professore di filosofia morale Università di Perugia
Borgna Eugenio, libero docente in Clinica delle malattie nervose Università degli Studi di Milano
Botturi Francesco, professore di antropologia filosofica Università Cattolica del Sacro Cuore
Branciaroli Franco, attore
Calearo Massimo, presidente Federmeccanica
Campiglio Luigi, prorettore Università Cattolica del Sacro Cuore
Caprara Massimo, scrittore
Cesana Giancarlo, professore di medicina del lavoro Università degli Studi di Milano Bicocca
Chiosso Giorgio, professore di storia dell'educazione Università degli Studi di Torino
Colombo Valentina, professore di lingua e letteratura araba Università della Tuscia
Cominelli Giovanni, esperto di politiche scolastiche
De Bortoli Ferruccio, direttore Il Sole 24ore
De Maio Adriano, presidente Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia - IreR
Doninelli Luca, scrittore
Farina Renato, vice direttore Libero
Feliciani Giorgio, professore di diritto canonico Università Cattolica del Sacro Cuore
Ferrara Giuliano, direttore Il Foglio
Grassi Onorato, professore di storia della filosofia medievale Lumsa Roma
Guzzetti Giuseppe, presidente Fondazione Cariplo
Israel Giorgio, professore di storia della matematica Università degli Studi di Roma - 'La Sapienza'
Liguori Paolo, direttore TGCOM Mediaset
Mazza Mauro, direttore TG2 Rai
Mazzotta Roberto, presidente Banca Popolare di Milano
Mazzuca Giancarlo, direttore Quotidiano Nazionale
Morpurgo Claudio, vice presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - Ucei
Muccioli Andrea, responsabile comunità San Patrignano
Mussari Giuseppe, presidente Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Nembrini Francesco, presidente Federazione Opere Educative - Foe
Ornaghi Lorenzo, rettore Università Cattolica del Sacro Cuore
Persico Roberto, presidente Associazione Professionale Diesse
Polito Antonio, direttore Il Riformista
Quagliariello Gaetano, presidente Fondazione Magna Carta
Ribolzi Luisa, professore di sociologia dell'educazione Università degli Studi di Genova
Risè Claudio, psicoanalista
Rondoni Davide, poeta
Rossella Carlo, direttore TG5 Mediaset
Roth Luigi, presidente Fondazione Fiera Milano
Sapelli Giulio, professore di storia economica Università degli Studi di Milano
Scaglia Silvio, presidente Fastweb
Squinzi Giorgio, amministratore unico MAPEI
Ugolini Elena, preside Liceo Malpighi di Bologna
Versace Santo, presidente Gianni Versace spa
Vignali Raffaello, presidente Compagnia delle Opere
Vittadini Giorgio, presidente Fondazione per la Sussidiarietà
Zamagni Stefano, professore di economia politica Università degli Studi di Bologna


Spirito Santo, tu abiti ogni essere umano.
Tu vieni a deporre in noi
queste realtà così essenziali del Vangelo:
la bontà del cuore e il perdono.


Amare ed esprimerlo con la nostra vita,
amare con la bontà del cuore e perdonare:
là ci permetti di trovare
una delle fonti della pace e della gioia.  

 

Frère Alois e i frères di Taizé ringraziano quanti hanno espresso la loro vicinanza via e-mail nel momento dell’ultimo saluto a frère Roger. 

Abbiamo ricevuto più di quindici mila messaggi, per questo non ci è possibile rispondere personalmente ad ognuno, ma ogni messaggio è stato letto e molto apprezzato. Tutti questi segni di affetto sono una consolazione per i nostri cuori.

 

Durante tutta la sua vita, frère Roger ci ha condotto ad andare sempre in avanti, a mai fermarsi. Allora, noi i frères, vogliamo continuare ciò che lui ha cominciato.


Conosci Cesare? (23/11/2005)

Dal sito ConosciCesare:
Mi presento Ciao, sono Cesare Scoccimarro, ho 43 anni. Da 11 anni ho la SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, da sette sono come mi vedete in queste foto. Facevo il Consulente Informatico, da sempre passione-lavoro, ma ora purtroppo non posso più usare il computer perchè non riesco a muovere niente, neanche il più piccolo muscolo. Questo sito è nato grazie all’amicizia di alcune persone speciali, che hanno dedicato tempo ed energia per crearlo e farlo vivere. Io lo visito ogni giorno, e sarò in contatto con voi per mezzo di Stefania, mia moglie, ogni volta che vorrete. Con Conoscicesare.org ci potremo conoscere e confrontare, parlare e raccontare di questa tremenda malattia che toglie ogni risorsa ed energia al corpo ma ne lascia infinite alla mente, che resta lucida e vigile. Ma potremo parlare di altro, di tutto, dipende da voi. Ecco la cronistoria della malattia di Cesare: I primi sintomi compaiono a fine 1993, con fascicolazioni alla spalla destra; Cesare ha 32 anni A maggio 1994, Cesare, frequentando una palestra, si accorge di avere difficoltà nel muovere il braccio destro e avverte debolezza alle gambe A giugno 1994 fa una visita neurologica e una elettromiografia, che risulta positiva Ad agosto 1994 viene ricoverato all’Istituto Neurologico Besta dove vengono eseguiti tutti I possibili esami, rachicentesi compresa: la diagnosi è “SOSPETTA SLA” : la debolezza agli arti aumenta, con difficoltà motoria Cesare viene da qui in poi seguito dal Policlinico, e su indicazione del Neurologo, Dott. Silani, ad aprile 1995 viene ricoverato a Houston (Texas) dove viene confermata la diagnosi Ad agosto 1995 la deambulazione è già parecchio compromessa: Cesare ha bisogno di camminare sostenuto da qualcuno, il braccio destro si muove sempre meno La progressione della malattia è molto veloce: ad inizio 1996 i movimenti fini delle mani scompaiono, per cui Cesare, per lavorare, acquisisce un programma di riconoscimento vocale A marzo 1996 Cesare smette di camminare, (l’ultima volta ha camminato il giorno 27.03.96, il giorno del nostro matrimonio) e comincia ad avvertire difficoltà nel reggere la testa, le mani e le braccia non si muovono quasi più Sempre a marzo 1996 Cesare viene inserito nel trial di un nuovo farmaco, il Riluzolo Da settembre 1996 comincia il controllo sulle funzioni respiratorie, tramite spirometrie prima e emogas-analisi poi A fine 1997 la capacità vitale è limitata al 57%, la fatica nei movimenti si acuisce, le manovre di passaggio da letto alla carrozzina si complicano, così come le manovre di igiene. La deglutizione non è compromessa, cosicchè Cesare si alimenta correttamente. Cominciano ad insorgere problemi con la voce, che cala progressivamente, anche se non c’è disfagia A marzo 1998 la capacità vitale è ridotta al 37% e l’emogas rileva un grado di saturazione O2 del 93% A maggio 1998 Cesare segue una cura sperimentale a Perugia basata su un digiuno di 28 giorni, su agopuntura, su fisioterapia e riflessologia plantare: perde più di 15 kg., perde completamente la voce e riacquista piccoli movimenti delle dita delle mani e delle gambe Al termine del digiuno non riesce a riprendere l’alimentazione: dopo 5 giorni insorge un episodio di insufficienza respiratoria acuta. Viene ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Perugia, intubato, alimentato tramite sondino nasogastrico. Il 2 luglio 1998 viene praticata la tracheostomia, il 20 luglio la PEG Segue un percorso di riabilitazione di 5 settimane presso l’Ospedale di Costamasnaga Dal 28 agosto 1998 Cesare è a casa Durante questi anni di permanenza a casa gli episodi più significativi sono stati: Un periodo di forte depressione nel 2000 Due episodi di Anfgina Pectoris e conseguente ischemia cardiaca nel 2000 e nel 2002 Tre ricoveri temporanei nei mesi estivi presso il Centro Don Orione di Bergamo, dovuti alla mancanza di personale infermieristico al domicilio, negli anni 2000, 2001 e 2002 (il primo con molte difficoltà di adattamento, il secondo ben accettato e gestito, il terzo molto difficile, in quanto già la struttura denunciava carenza di posti letto e di personale, tanto che nel 2003 la richiesta di ricovero è stata rifiutata; vedi lettera allegata) Le condizioni attuali: Allettato 24 H Nessun movimento possibile, l’unico movimento conservato è quello degli occhi (la comunicazione si svolge tramite puntamento dei suoi occhi su una tabella trasparente su cui sono applicate lettere e numeri: operazione molto lenta e difficile da imparare; Nessuna autonomia respiratoria, ventilazione H24; Alimentazione enterale tramite PEG; Ricorrenti episodi di sanguinamento tracheale; Ricorrenti episodi di tachicardia e fame d’aria; L’unico modo di gestire i problemi quotidiani è avere una persona fisicamente accanto a Cesare 24 ore al giorno, per intervenire prontamente in caso di bisogno. Io, Stefania Bastianello, curo personalmente la formazione delle persone che lo assistono, sia per insegnare loro la comunicazione, che per la gestione delle emergenze, che per la gestione delle operazioni quotidiane. Il mercato, infatti, non è in grado di offrire personale minimamente preparato per assistere questa tipologia di malati. Noi possiamo fare qualcosa per Cesare?
C'è qualcuno della sua zona che potrebbe aiutarlo con l'aiuto di Stefania? Penso basti anche un'ora alla settimana! se si è in tanti è più facile per tutti!

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